Lidia Bachis nasce a Roma negli anni ‘70, cresce
attraverso la TV in bianco e nero, fra videomusic e i fumetti
made in japan, appartiene a quella generazione di sopravvissuti
al boom economico, all’invasione dell’automobile, ad un nuovo
benessere diffuso, che sforna eterni adolescenti, laureati e
dissocupati, una vera e propria tipologia celebrata dal cinema e
da tutta una serie di scrittori cannibali.
Arriva alle arti visive per vie traverse, pur mantenendo un filo
conduttore con il disegno sin dal liceo artistico. “....non che
non continuassi a disegnare o non mi cimentassi nel ruolo
dell’artista incompresa o psicologicamente turbata,in quel
periodo manifestavo il mio essere artista con una sorta di
performance perenne.”(da: “Arte&Successo” Maretti&Wilde
Publisher 2002).
Inizia la sua formazione da bottega nello studio di Enrico
Manera, poliedrico ed eccentrico artista romano, erede della
tradizione della scuola degli anni ‘70. Ma è nel 1996 che emerge
la sua cifra stilistica, con una serie di esposizioni collettive
in Italia e all’estero. E’ evidente sin dall’inizio la sua
attenzione per un universo femminile, che ha dato origine
attraverso la sua autoanalisi, (non sempre benevola e buonista)
a quella generazione(a partire dagli anni ‘50 in America), di
artiste contemporanee, le quali hanno avuto il merito di
rinnovare non solo il linguaggio, ma una “dinamica” del “fare” e
“pensare l’arte”.
Lidia Bachis, non si limita ad utilizzare l’olio, che pur
conosce, ma crea una sorta di doppia rappresentazione, grazie
alla contaminazione con le nuove tecnologie.
Cosi’ dopo i suoi primi lavori, nella maggior parte dedicati
alle icone della cultura, Virginia Woolf, Emile Dickinson, Frida
Khalo(in tempi non sospetti) ed ancora Silvia Plath, Gertrude
Stein, delinea il “carattere” ed il “linguaggio” di una nuova
eroina metropolitana, cedendo al vezzo intellettuale di
chiamarla “geisha”.
Cosi’ dopo la sua Lara Croft, ritratta nell’attimo dello sparo,
le sue “GEISHE METROPOLITANE” invadono la scena, dando origine a
tutta una serie di creature tatuate, armate,
fetish,terribilmente belle ed anoressiche, come si addice a
tutta una generazione esasperata da modelli glamour e modaioli.
Lo fa’ in modo forte, violento, privo di ammiccamenti, senza
nulla lasciare alla tentazione di accativarsi il pubblico con
signorine in pose discinte. Le sue ragazze appartengono a quella
generazione, che ha dato origine, alle babygang, alle sparatorie
nei college, ma anche alle “Erike assassine per caso”, alle
ragazze di Chiavenna, ai gruppetti di bulli che terrorizzano i
loro coetanei nelle aule e fuori.
Insomma i nostri cari ragazzi.
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